ITA

Archivio storico dell'Osservatorio astrofisico di Torino

Lo sviluppo dell'astronomia dall'arrivo di Plana (1813) al trasferimento a Pino Torinese (1912)


Théorie du mouvement de la Lune, 1832

''
Cet Observatoire situé dans le Palais même de l'Académie ne pouvait pas admettre de tels instrumens ...
Nel 1813, con la nomina di Giovanni Plana (1781-1864) alla Direzione della Specola dell'Accademia, le ricerche si rivolgono decisamente verso l'astronomia.
La carriera di Plana fu rapida e brillante, sia per i suoi indubbi meriti scientifici sia anche per la protezione del grande fisico e matematico Joseph Louis Lagrange, suo professore all'Ecole Polytechnique di Parigi.
Il 15 marzo 1811 subentrò al Valperga di Caluso nell'insegnamento di Astronomia presso l'Università di Torino, dopo due mesi divenne membro della Classe di Scienze fisiche dell'Accademia delle Scienze e il 5 maggio 1813, a soli 31 anni, fu nominato Direttore della Specola.
Plana è giustamente considerato uno dei più grandi scienziati del suo tempo.
All'inizio della carriera curò ricerche di ordine analitico, per poi occuparsi esclusivamente di studi di carattere astronomico. La Théorie du mouvement de la Lune, l'opera pubblicata nel 1832 che lo rese famoso in tutto il mondo, fu il risultato di una lunghissima ricerca che iniziò vent'anni prima, nel 1813.

Fra il 1814 e il 1817 vi fu una grossa controversia fra Accademia delle Scienze ed Università in merito alla proprietà della Specola e del Museo di Storia Naturale, che entrambe reclamavano. La questione fu definitivamente risolta nel 1817 con un Regio Biglietto che stabilì che all'Università spettasse il Museo di Storia naturale e all'Accademia la Specola.

Nel 1816 Plana aveva anche ricevuto alcuni fondi per l'acquisto di strumenti per la Specola, ma in realtà il fabbisogno era di gran lunga maggiore della somma che era riuscito ad ottenere.
Negli anni successivi riuscì comunque ad acquistare un circolo meridiano, un circolo moltiplicatore, un equatoriale ed altri strumenti che, come ci dice lui stesso,
 ... demandaient un emplacement convenable. Cet Observatoire situé dans le Palais même de l'Académie ne pouvait pas admettre de tels instrumens ...

La Specola dell'Accademia non offriva infatti la solidità richiesta per l'installazione di quella strumentazione, in quanto non possedeva una cupola girevole facile da muovere né le fenditure che servono ad osservare gli astri nel senso del meridiano.
Il Re, che già lo aveva finanziato per l'acquisto degli strumenti, accolse ancora la richiesta dell'astronomo volta ad ottenere un locale adatto alla costruzione di un nuovo Osservatorio e ordinò che fosse costruito, a sue spese, su una delle quattro torri antiche situate agli angoli del Palazzo del Castello Reale (poi chiamato Palazzo Madama).

L'Osservatorio di Torino su Palazzo Madama (Piazza Castello)


Plana scelse di installare la Specola nella torre più occidentale fra le due poste agli angoli del lato nord dell'edificio. I lavori di costruzione furono diretti dallo stesso Plana, e terminarono verso la metà del 1822.
Nel luglio 1822 trasferì nella nuova sede, come lui stesso dichiara, tutti gli strumenti:
  • un circolo meridiano di Reichenbach, munito di quattro oculari e di due livelli di contrappesi
  • una macchina equatoriale, costruita a Monaco da Fraunhofer e Utzschneider
  • uno strumento dei passaggi, costruito a Parigi da Lenoir
  • un circolo moltiplicatore di 18 pollici di diametro, costruito a Parigi da Fortin
  • un cannocchiale acromatico di Dollond di tre piedi e pezzo di fuoco
  • un teodolite di otto pollici di diametro, costruito da Reichenbach
  • un sestante a riflessione di un piede di diametro, costruito a Londra da Toughton
  • un eliostata, costruito a Milano da Grindel
  • un pendolo astronomico a compensazione, costruito a Parigi da Martin
  • un contatore
  • un comparatore composto da due microscopi mobili lungo un'asta di legno
  • un barometro a pozzetto
  • un termometro a mercurio, con scala d'ottone

L'amministrazione dell'Osservatorio rimase di competenza dell'Accademia fino al 1864.
Pochi giorni dopo la morte di Giovanni Plana, come si legge nel verbale della seduta del 3 febbraio 1864, l'Accademia delle Scienze chiese infatti al Ministro dell'Istruzione di venir esonerata dall'amministrazione dell'Osservatorio.
Con lettera del 13 febbraio il Ministro comunicò all'Accademia che questo sarebbe avvenuto già a partire dal 1865 e il 28 dicembre 1864 venne promulgato il R.D. 2109, con il quale si stabilì che l'Osservatorio astronomico della R. Università di Torino sarebbe stato affidato alle cure di una Commissione composta da 5 membri (due professori della Facoltà fisico-matematica e tre membri della Classe di Scienze della R. Accademia delle Scienze di Torino).

A dirigere il nuovo Osservatorio dell'Università fu invitato il giovane Giovanni Schiaparelli, allora direttore alla Specola di Brera. Schiaparelli, benché da Torino ci fosse la proposta di costruire un nuovo Osservatorio sulla collina dei Cappuccini, rifiutò l'offerta per diverse ragioni, fra cui quella che la collina sovrastante il Po era eccessivamente bassa ed era circondata da altre colline molto alte.

La direzione rimase allora pro-tempore al prof. Gilberto Govi, finché il 18 settembre 1865 Alessandro Dorna (1825-1886) succedette a Plana sia nella cattedra di Astronomia presso l'Università che nel ruolo di Direttore dell'Osservatorio astronomico. Sotto la sua direzione le attività osservative ebbero ulteriore impulso: Dorna ottenne finalmente un incremento dei finanziamenti grazie ai quali riuscì a dotare l'Osservatorio di nuovi strumenti.
Vennero acquistati uno spettroscopio solare ed uno stellare di Zollner, oltre al potente rifrattore Merz di 30 cm , che rimase il principale telescopio dell'Osservatorio fino alla prima metà del Novecento.

Dopo l'improvvisa morte di Dorna, avvenuta nel 1886, la direzione passò a Francesco Porro de' Somenzi (1861-1937), che rimase in carica fino al 1903. Porro fece di tutto per cercare di trasferire l'Osservatorio da Palazzo Madama in un sito lontano dalla città, che consentisse di lavorare in modo più serio e scientificamente corretto. Nel suo studio sulle stelle variabili, iniziato nel 1889, si lamentava di come fosse stato costretto ad abbandonare le osservazioni delle comete perché l'equatoriale era in cattive condizioni e perché la cupola grande non si poteva chiudere agevolmente, oltre ai problemi causati dall'aumento dell'illuminazione stradale.
Non potendo lavorare in città per le impossibili condizioni sia strumentali che di visibilità, pensò che l'unica maniera per fare ricerca fosse quella di trasferire una parte delle apparecchiature fuori città. Chiese ed ottenne dalla Casa Reale uno spazio nel giardino del Grande Albergo di Superga. I risultati delle sue ricerche dimostrarono che la collina di Torino era il luogo più opportuno per la collocazione di un nuovo osservatorio, ma il fatto che la stazione astronomica fosse collocata in un albergo ne reclamava il trasferimento altrove.
Individuò quindi un nuovo sito, sulla collina Bric Torre Rotonda nel territorio di Pino Torinese, dove l'Osservatorio si trova attualmente. L'area consentiva non solo la costruzione di un osservatorio ma anche di una palazzina dove poter alloggiare tutto il personale (direttore, assistenti, tecnici e custode con le rispettive famiglie) che continuava a risiedere in Palazzo Madama.
Porro non riuscì purtroppo a veder coronato il suo progetto perché nel 1902 venne trasferito all'Università di Genova a coprire la cattedra di Geodesia ed Astronomia e dovette pertanto abbandonare la direzione dell'Osservatorio.

Alla sua partenza l'incarico di direttore fu temporaneamente assegnato all'astronomo aggiunto Vittorio Balbi, e quindi nel 1903 passò a Giovanni Boccardi (1859-1936) che lo mantenne fino al 1923.
Boccardi nel 1907 pubblicò un opuscolo in cui sostenne i motivi che spingevano a richiedere un trasferimento dell'Osservatorio fuori città, come già aveva fatto il Porro qualche anno prima, e presentò una proposta articolata, dopo aver ottenuto assicurazione che il Ministro della Pubblica Istruzione Rava avrebbe considerato positivamente la sua richiesta.