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Museo dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte

MuSA - Museo degli Strumenti Astronomici

Cronache

La marinella - S. Fergola, xix sec. Collezione privata
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Logitudine della Specola di Napoli all'oriente di quella di Parigi 47.44,3
Il signor Barone De Zach ...prendendo un medio fra diversi risultamenti per la latitudine del palazzo del Museo Reale di Napoli... l'ha trovata di 47’.41”,2: da questa, applicandovi la conveniente riduzione, ne viene 47’.42”,5 per la longitudine della Specola.
Nel novembre del 1819 i lavori della Specola Reale di Napoli a Miradois furono completati. Il direttore, Carlo Brioschi, poté trasportare dall'Osservatorio di San Gaudioso le casse con la strumentazione astronomica e poter fare le prime osservazioni di collaudo.
La specola di San Gaudioso fu così destinata a Osservatorio astronomico-nautico dell'Accademia di Marina; Serviva all'istruzione degli ufiziali di marineria, e vi si doveano conservare e regolare gli strumenti delle navi da guerra e di quelle mercantili. La direzione fu affidata a Giuseppe pilati, allievo di Padre Piazzi e professore d'astronomia nel collegio delle guardie marina in Napoli.
A Pizzofalcone in un palazzo di proprietà regia era stato costituito l'Officio Topogrfico del Regno di Napoli con decreto di Giuseppe Bonaparte dell'8 giugno 1808 affidandone la direzione al vecchio geografo padovano Giovanni Antonio Rizzi-Zannoni che già dal 1781 stava lavorando alla redazione dell'Atlante geografico del Regno. Tiene un gabinetto di strumenti e di macchine per tutti i suoi lavori interni e di campagna, ed un osservatorio con un professore di astronomia e di geodesia.
I tre osservatori pubblici insieme all'Antico, ed ora abolito osservatorio al Palazzo degli Studj e alla specola del Palazzo di S. A. R. il Princ. Leopoldo, già palazzo di Acton erano i siti significativi della città per le misure di latitudine.
A Capodimonte Carlo Brioschi e gli astronomi Ernesto Capocci ed Antonio Nobile compirono tra il 17 dicembre del 1819 e il 31 dicembre del 1820 le prime misure delle Distanze e del Sole
Nel 1819 furono osservate:
Polare - δ UMa - α Cas - 12 CVn - Spica

Nel 1820:
Polare - χ Dra - γ Cas - δ Cas - δ UMi - Spica - ε UMi - β Dra - α Lyr - α Aql - δ Dra - α Cyg - β Cas - Sirio - ε UMa - α UMa - ζ UMa - η Her - η Oph - ϑ Oph - δ Aur - ο Her - χ Lyr - β Lyr - ζ Sgr - Antares - β UMi - η UMa - Arturo - α Cep
e le osservazioni dell'importante eclisse del Sole anulare avvenuto il 7 settembre 1820, coi risultamenti dal medesimo dedotti 

Nel 1821 le prime osservazioni meteorologiche.
Nella specola di Miradois, oltre a svolgere ricerche e osservazioni astronomiche, c'era una stazione meteorologica, proseguendo, così le pubblicazioni dei bollettini sui rilevamenti giornalieri di temperatura, pressione, umidità dell'aria e direzione dei venti iniziate già nella specola di San Gaudioso. Nel 1877 fu costruito un Osservatorio meteorologico nella parte settentrionale della casa di abitazione degli astronomi.
Nel 1879 furono costruiti due stazioni in muratura e un padiglione di legno per l'Osservatorio magnetico per determinare le variazioni delle componenti del campo magnetico terrestre.L'Osservatorio Astronomico di CapodimonteReal Osservatorio di Capodimonte - L. Cerasoli, 1819.
Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Ernesto Capocci, nipote di Federico Zuccari, nominato nel 1819 da Giuseppe Piazzi astronomo in seconda, si dedicò soprattutto alle osservazioni di comete. Acquistò presto fama internazionale tanto da essere definito dal barone von Zack, l'Encke d'Italia. Nel 1827, su proposta di Friedrich Wilhelm Bessel, l'Accademia delle scienze di Berlino gli propose di partecipare alla compilazione della carta celeste. A Capocci con l'aiuto dell'assistente Leopoldo Del Re e a padre Giovanni Inghirami dell'Osservatorio Ximeniano di Firenze fu affidata l'ora XVIII, dove è la massima parte della via lattea pertinente a quella zona. Le osservazioni cominciarono nell'aprile del 1827 e a conclusione del loro lavoro, Capocci e del Re misurarono, utilizzando il cerchio meridiano e la macchina equatoriale di Reichenbach, le posizioni di circa 7900 stelle e riscontrarono la posizione relativa di alcune centinaia di stelle doppie. Il lavoro degli astronomi napoletani indusse Johann Franz Encke a scrivere: Fra le carte che abbiamo ricevuto finora, pare che la vostra sia quella che dia l'immagine più fedele della parte del cielo che rappresenta.
Nel 1833, morto Brioschi, Capocci fu nominato direttore della Specola di Capodimonte, incarico che tenne fino al 1850 quando fu destituito per aver partecipato insieme ai suoi figli ai moti liberali del 1848. L'ufficio fu retto da Leopoldo del Re. Con la cadura del regno borbonico, nel 1860, Capocci fu reintegrato nell'ufficio fino al 1864, anno della sua morte.
Nel 1836 la direzione dell'osservatorio passò ad interim a Leopoldo Del Re. Capocci partì in delegazione con il re e parte del governo delle Due Sicilie per Parigi per studiare le nuove tecnologie utilizzate nella capitale francese e per acquistare nuovi strumenti per l'Osservatorio. Il viaggio europeo di Capocci proseguì verso Bruxelles e Londra. Tornato a Napoli nel 1839 assunse nuovo personale per incrementare la ricerca astronomica, chiamando Michele Rinonapoli, Annibale De Gasparis, Remigio Del Grosso ed il danese Christian Heinrich Friedrich Peters.
Durante la direzione di Leopoldo Del Re, che è cronologicamente l'ultima dell'età preunitaria, era emersa la personalità di spicco di Annibale De Gasparis. Direttore dal 1864 al 1889, dopo aver rifiutato di subentrare a Capocci nel 1850, De Gasparis fu il maggiore protagonista della scienza astronomica alla Specola di Capodimonte negli anni Sessanta-Novanta. Anni difficili quelli post-unitari, con pochi fondi a disposizione ed un parco di strumenti non adeguato. La Specola napoletana, dotata inizialmente di macchine astronomiche all'avanguardia per le osservazioni, già agli inizi del 1850 aveva mostrato di avere attrezzature ormai superate. Ciò nonostante De Gasparis fu molto impegnato in ricerche di meccanica celeste che lo portarono nel 1849 a scoprire Igea Borbonica il primo di 9 pianetini, ricevendone il riconoscimento dei più prestigiosi astronomi del tempo e, nel 1851, la medaglia d'oro della Royal Astronomical Society e il titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Rossa dal Kaiser Federico Guglielmo di Prussia.
Le altre attività di ricerca seguite dagli astronomi di Capodimonte continuavano a muoversi sul filone classico dell'astronomia di posizione e rispondevano alla vocazione "pratica e quotidiana" del tipico Osservatorio ottocentesco: misura e regolazione del tempo "civile", ossia l'indicazione del orario esatto, e le rilevazioni di carattere meteorologico. Questo perché la cultura scientifico-astronomica a Napoli rimase a lungo legata ad una tradizione di studi matematici, mentre negli altri stati europei il forte interscambio tra discipline diverse come la matematica, la chimica e la fisica condussero alla nascita dell'Astronomia Nova, l'astrofisica.
Con estrema lentezza e superando molte difficoltà, la Specola di Capodimonte s'inserì in un circuito di lavori internazionali unicamente grazie alla geniale intuizione di alcuni uomini di spicco. E' il caso di Arminio Nobile, che nel 1855 fu il primo ad ipotizzare le variazioni di latitudine a corto periodo, fenomeno che trent'anni dopo l'astronomo dell'Osservatorio di Berlino Küstner "riscoprì", attribuendosene il merito. A seguito di quest'episodio, Nobile pubblicò nel 1891 un saggio dal titoloSopra una rivendicazione di proprietà scientifica. Egli lavorò in collaborazione stretta con Faustino Brioschi, Francesco Contarino e Filippo Angelitti, tutti protagonisti della ricerca astronomica a Napoli sul finire del secolo.
Tra il 1893 ed il 1894 il direttore Emanuele Fergola eseguì una serie di osservazioni giornaliere in contemporanea con il Columbia College Observatory di New York, per determinare la variazione della latitudine a Napoli. Sebbene di formazione prettamente matematica, Fergola s'interessò all'astronomia a partire dagli anni Sessanta, collaborando con padre Angelo Secchi del Collegio Romano per misurare la differenza di longitudine tra Napoli e Roma: In questa occasione fu utilizzato, per la prima in Italia, il telegrafo per la trasmissione sincronica dei dati.
A Fergola si devono, anche, le prime ipotesi sull'esistenza del moto del Polo.
Tale rimase l'orientamento degli studi astronomici a Napoli fino al 1912, quando direttore dell'osservatorio divenne Azeglio Bemporad. Convinto che il futuro degli studi astronomici fosse nelle indagini sulle proprietà fisiche degli astri, Bemporad dovette lottare non poco contro gli ambienti accademici napoletani ancora legati ai tradizionali studi dell'astronomia di posizione. Alle soglie del primo conflitto mondiale la Specola napoletana è ai suoi primi passi nel settore astrofisico partecipando alla compilazione del Catalogo Astrofotografico di Catania.
La guerra e poi la difficile ripresa segnarono una battuta d'arresto negli investimenti che portarono ad un progressivo invecchiamento delle strutture ed impoverimento delle risorse umane e strumentali. Nel 1926, Bemporad dovè riconoscere che far funzionare l'Osservatorio con gli strumenti che si aveva a disposizione era impresa difficile, se non disperata, e che la concorrenza delle strutture europee ed americane era oramai notevolissima. L'Osservatorio di Capodimonte fu uno dei primi in tutta Italia, anzi uno dei primi in Europa... nel primo decennio dalla fondazione, cioè giusto un secolo fa ... Adesso, per potenzialità di cannocchiali, l'Osservatorio napoletano è precisamente l'ultimo fra i dieci Osservatori che vanta l'Italia.
[L'osservatorio] conserva ancora il vanto della ubicazione favorevolissima alle osservazioni di astronomia classica; ma quanto a potenzialità di strumenti rimane 
Nel 1932 Bemporad abbandonò la direzione per seguire da vicino il progetto del catalogo di Catania e a dirigere l'osservatorio di Napoli fu chiamato l'astronomo giuliano Luigi Carnera. Strenuo difensore dell'astronomia di posizione, ritenuta superiore a quella teorica e all'astrofisica, Carnera tentò una totale ristrutturazione della specola napoletana immaginando una sua trasformazione inosservatorio astrometrico . L'astrometria non ha perduto minimamente la ragione della sua esistenza, non vi è in Italia al momento attuale alcun osservatorio che ad essa vi si dedichi onde una rinnovazione della specola napoletana fatta con criterio di servire a quella branca di ricerche sarebbe del massimo interesse per la scienza, senza creare duplicati, o interferire con gli studi delle specole sorelle. Carnera, nel progetto che fece eseguire all'architetto Alberto Sanarica, immaginava di costituire a Napoli, unica città d'Italia che annoveri fra le cattedre e i gabinetti della sua Università quelle delle tre materie affini: astronomia, geodesia e geofisica, un polo scientifico che avrebbe unito all'osservatorio astronomico, sulla collina di Miradois, gli istituti di fisica terrestre e di geodesia. Il progetto non raccolse l'approvazione del ministero e dell'impianto ideato da Carnera riuscì solo la costruzione dei padiglioni per il cerchio meridiano di Repsold e per lo strumento dei passaggi di Bamberg.
L'Osservatorio Astronomico di Capodimonte,
R. Cerisola, 2006.
Nel 1943 L'osservatorio fu occupato dal comando americano istallando una base radar per il controllo aereo.
Il secondo dopoguerra fu molto difficile e poco cambiò negli orientamenti scientifici degli astronomi di Capodimonte.
Nel 1952 Attilio Colacevich aveva introdotto il primo fotometro fotoelettrico dell'astronomia italiana. Si definirono alcuni piccoli programmi di fotometria stellare, primi passi che avrebbero potuto introdurre l'osservatorio di Napoli nei vasti ambiti delle ricerche astrofisiche, ma quella soglia non fu varcata.
Solo con le direzioni di Mario Rigutti, dal 1969, e poi di Massimo Capaccioli l'Osservatorio di Capodimonte riuscì a trovare il giusto slancio per trasformare l'antico, glorioso e, purtroppo, assai mal ridotto osservatorio in un'istituzione moderna. Una nuova generazione di astronomi fu coinvolta in programmi di ricerca moderni e con importanti collaborazioni internazionali. L'inizio della ripresa fu assai duro e difficile; ... e, ovviamente, ... non tutti reagirono positivamente alle nuove proposte.
Nel 1970 in osservatorio lavoravano quattro astronomi, in pochi anni si costituirono i gruppi di ricerca di fisica solare, impegnato nello studio della fotosfera e cromosfera del Sole, e di fisica stellare, indirizzato verso lo studio dei sistemi stellari binari e di stelle di pre e post sequenza principale. Successivamente si svilupparono anche attività di ricerca nel campo della fisica extragalattica, seguendo studi sulla dinamica di galassie ellittiche e lenticolari, prima, e successivamente anche sulle proprietà cinematiche delle galassie.
In collaborazione con l'allora Istituto Universitario Navale, oggi Universtà Parthenope, fu creato, nel 1987, il laboratorio di fisica cosmica e planetologia  per lo studio della polvere cometaria e planetaria e la realizzazione di strumentazione a bordo di missioni spaziali.
Il gruppo di tecnologia  si è sviluppato intorno a due grandi progetti che l'Osservatorio ha progettato e realizzato: il telescopio TT1 per la stazione osservativa a Castelgrande in Basilicata, e il VST, un telescopio di 3.6m di diametro installato nel deserto dell'Atacampa in Cile nel sito VLT dell'ESO per l'osservazione a grande campo del cielo profondo.
Entrato a far parte nel 2002 dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, l'Osservatorio Astronomico di Capodimonte è oggi tra gli istituti internazionali più attivi e prestigiosi in tutti i filoni della moderna ricerca astrofisica da terra e dallo spazio.