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Museo dell'Osservatorio Astronomico di Padova

Museo La Specola

LA SALA DELL'ISCRIZIONE


La sala deve il suo nome a una lapide del 1618, murata al suo interno, che ricorda come dal pavimento della stessa vi fosse l’accesso alla terribile prigione fatta costruire da Ezzelino III da Romano nel 1242.
Lo stesso ambiente, che con tutta la torre difensiva fu inglobato nel trecentesco castello dei Carraresi, conserva ancora, sul soffitto, il grande carro che era l’emblema dei principi da Carrara e, sulle pareti,le  tracce di affreschi a decorazione geometrica il cui restauro si è concluso nel 2006.
La sala è ora dedicata alla misura del tempo: vi trovano posto orologi a pendolo, cronometri, cronografi e modelli di scappamento usati dagli astronomi della Specola padovana nel corso di circa 150 anni.
Speciale menzione meritano i settecenteschi orologi a pendolo, rispettivamente dell’orologiere veneziano Zuane Riva e del costruttore inglese John Gant, e il prestigioso pendolo ottocentesco realizzato dalla ditta C. Frodsham di Londra,  acquistato per adempiere in modo idoneo al compito istituzionale di trasmettere telegraficamente, due volte alla settimana, il tempo medio di Roma all’Ufficio Scientifico della Marina di Venezia, il quale in tal modo regolava i cronometri delle navi in partenza dall’Arsenale.

LA SALA COLONNA


La sala è così chiamata per il pilastro, situato quasi al centro della stanza, che è a sostegno della volta soprastante.
In origine questa sala era un gran vestibolo di passaggio per arrivare alla sala meridiana; qui i visitatori illustri potevano sostare per riposarsi dopo la salita lungo il grande scalone. Nella nicchia sud e nel vano della finestra ovest, ricavata nello spessore del muro della Torre, sono visibili i ritratti di Giovanni Santini (con la seconda moglie Adriana Conforti), Giuseppe Lorenzoni e Antonio Maria Antoniazzi, rispettivamente terzo, quarto e quinto direttore dell’Osservatorio. Nel vano della finestra nord è invece esposto il più antico quadrante mobile della Specola.
Accanto a questi, sui tavolini e negli armadi a vetrina ottocenteschi, gli stessi utilizzati a quel tempo dagli astronomi della Specola, sono stati raccolti i piccoli strumenti di studio e di lavoro degli astronomi di un tempo.