Discendente di una famiglia della Brianza che per tre secoli dominò l’editoria musicale e calcografica tra Vienna e Milano, apri il proprio negozio a Milano nel 1805. Inizialmente focalizzato su stampe, carte geografiche e spartiti, intuì presto le potenzialità delle nuove tecniche di riproduzione. Collaborò con
Giuseppe Werz, il pioniere che nel 1808 introdusse la litografia in Italia; dopo l'assorbimento dell'officina di Werz nella Stamperia Reale, Artaria scelse la strada dell'indipendenza mettendosi in proprio nel 1817.
Sotto la sua guida, e dal 1837 con la ragione sociale "Ferdinando Artaria e Figlio", la ditta divenne un punto di riferimento per l'innovazione. Fu tra i primissimi in Italia a sperimentare il connubio tra la neonata fotografia e l'arte incisoria, pubblicando splendide acquetinte derivate da dagherrotipi.
Alla sua morte, la ditta passò al figlio Pasquale e successivamente al cognato Francesco Scacchi (1807-1900), mantenendo un prestigio che sarebbe durato fino al 1921, quando il catalogo fu assorbito dalla "Bottega di Poesia" del conte Emanuele di Castelbarco Pindemonte (1884-1964).