Figura carismatica della scienza italiana, si formò alla scuola di Arcetri sotto la guida di
Giorgio Abetti e
Guglielmo Righini. Dopo esperienze internazionali di altissimo livello in Canada e a Berkeley, entrando in contatto con alcuni dei protagonisti della fisica e dell’astrofisica solare del tempo, nel 1969 fu chiamato alla cattedra di Astronomia dell'Università di Napoli, assumendo la direzione dell'Osservatorio di Capodimonte (fino al 1992) e di quello di Collurania a Teramo (fino al 1986). Sotto la sua guida, Capodimonte visse una significativa rinascita infrastrutturale e scientifica.
La sua attività di ricerca si concentrò soprattutto sulla spettroscopia e sulla spettrofotometria dei fenomeni solari, tanto del Sole quieto quanto del Sole attivo.
Guidò anche alcune spedizioni scientifiche per l'osservazione delle eclissi totali (dal Canada alla Mauritania). Oltre all'impegno accademico e istituzionale (fu presidente della SAIt e membro dell'IAU), ebbe il merito di aver concepito e promosso la stazione astronomica di Castelgrande in Basilicata, dotata del telescopio TT1, un Ritchey-Chrétien da 1,54 m progettato e costruito dagli astronomi e dagli ingegneri dell’Osservatorio, fu un gigante della divulgazione: il suo libro Cento miliardi di stelle ha educato generazioni di lettori al fascino del cosmo.
Attento anche alla tutela del patrimonio storico, dedicò enormi energie al recupero delle radici storiche dell'astronomia napoletana, salvando dall’oblio l’archivio storico e la biblioteca antica. Nel 1992 allestì anche il primo museo dell’Osservatorio di Capodimonte.