Mario Rigutti

DataTrieste, 19 agosto 1926 - Firenze, 12 gennaio 2026

Dopo gli studi tra Trieste e Firenze, si formò all’Osservatorio di Arcetri sotto la guida di Giorgio Abetti e Guglielmo Righini, distinguendosi per le ricerche sulla fotosfera solare e sulle bande molecolari del cianogeno.
Negli anni Sessanta il suo percorso scientifico si aprì alla dimensione internazionale: prima al Dominion Observatory di Ottawa, in Canada, poi all’Università di Berkeley, in California, dove entrò in contatto con alcuni dei protagonisti della fisica e dell’astrofisica solare del tempo.
Nel 1969 fu chiamato come professore ordinario di astronomia all’Università di Napoli, assumendo anche la direzione dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte e, fino al 1986, quella dell’Osservatorio di Collurania a Teramo. A Napoli la sua guida, protrattasi fino al 1992, segnò una stagione di profonda trasformazione scientifica, culturale e infrastrutturale. La sua attività di ricerca si concentrò soprattutto sulla spettroscopia e sulla spettrofotometria dei fenomeni solari, tanto del Sole quieto quanto del Sole attivo.
Fu protagonista di numerose spedizioni per l’osservazione di eclissi totali di Sole, contribuendo in modo decisivo allo studio della corona solare: Canada (1963), Grecia (1966), Brasile (1966) e Mauritania (1973).
Ricoprì incarichi di grande rilievo: presidente del Gruppo Nazionale di Astronomia del CNR, chairman del Gruppo di lavoro per le eclissi totali di Sole dell’Unione Astronomica Internazionale, membro del Gruppo Sole dell’European Solar Research Organization e presidente della Società Astronomica Italiana, per la quale diresse anche il Giornale di Astronomia.
Fu promotore della realizzazione della stazione astronomica di Castelgrande, sui monti della Basilicata, dotata del telescopio altazimutale TT1, un Ritchey-Chrétien da 1,54 m progettato e costruito dagli astronomi e dagli ingegneri dell’Osservatorio. Instancabile divulgatore e autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche, seppe parlare al grande pubblico con chiarezza e passione: il suo libro Cento miliardi di stellerimane un punto di riferimento per generazioni di lettori.
Attento anche alla tutela del patrimonio storico, salvò dall’oblio l’archivio storico e la biblioteca antica e nel 1992 allestì il primo museo dell’Osservatorio di Capodimonte.
Socio di numerose società scientifiche, fu presidente dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli nel 1991 e della Società Astronomica Italiana dal 1977 al 1981. Fu inoltre tra i fondatori e direttore del Giornale di Astronomia.

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astronomo