Spettrografo

 
ID SCHEDA12639
 
tipo di scheda
tipo di schedaPST
 
RELAZIONI
RELAZIONI DIRETTE
tipo schedaPST
codice bene12613
 
 
OGGETTO
definizioneSpettrografo
denominazioneSpettrografo
 
QUANTITÀ
numero1
 
DEFINIZIONE IN ALTRA LINGUA
definizioneSpectrograph
 
CRONOLOGIA
Datazione1957
 
CATEGORIA
categoria principaleAstronomia
 
LOCALIZZAZIONE
istituzioneOsservatorio Astronomico di Brera
denominazione raccoltaMusAB - Museo Astronomico di Brera
 
LUOGO DI PROVENIENZA/ESECUZIONE
tipo di localizzazioneluogo di esecuzione/ fabbricazione
statoItalia
cittàFirenze
tipologiaOfficina
denominazioneOfficine Galileo
 
 
AUTORE
nome sceltoOfficine Galileo
ruoloCostruttore
 
DATI TECNICI
materia e tecnicaMetallo
unità di misuracm
altezza38
larghezza48
lunghezza62
unità di misurakg
peso20
 
 
DATI ANALITICI
descrizione oggettoDalla flangia di attacco al telescopio si diparte una struttura compatta in silumin, alla quale sono fissate le ottiche dello strumento. Lo strumento è contenuto completamente in un carter attorno al quel è inserito del materiale coibente al fine di isolare termicamente lo strumento.
La fenditura è del tutto simile nella struttura e nella sua regolazione a quelle degli spettrografi Z1 e Z2, e grazie a due cannocchiali è possibile sia il puntamento dell’oggetto celeste sia la sua guida sulla fenditura, sulla quale due prismetti e un sistema ottico convogliano la luce di una lampada a fluorescenza. In questo modo è possibile fotografare due spettri di confronto, entrambi simmetrici allo spettro dell’oggetto celeste, la cui distanza poteva essere opportunamente adattata alle dimensioni di questo.
Il collimatore dello spettrografo è costituito da un doppietto acromatico con focale di 250 mm e 50 mm apertura. Il prisma di vetro è di tipo flint SF2 (con parametro di dispersione =34) e ha un angolo rifrangente di 60°. Lo strumento è dotato di due obbiettivi di camera, intercambiabili, di 52 mm di diametro con focali rispettivamente di 165 e 82 mm e con aperture relative f/3.3 e f/1.6. Le corrispondenti a dispersioni lineari, a 430 nanometri, sono di 132 Å/mm e 278 Å/mm. La definizione risultava buona su tutto lo spettro, tra i 3600 ed i 7000 Å, ma presentava un sensibile assorbimento nell’ultravioletto, al di sotto di 4000 Å. Come negli spettrografi Z1 e Z2 un movimento di traslazione del porta chassis in senso normale alla dispersione permetteva di ottenere più spettri sulla stessa lastra.
funzionePer come era progettato, lo strumento risultava particolarmente indicato per l’osservazione fotografica di oggetti deboli poiché forniva spettri con dispersioni ridotte ed inoltre evitava le perdite di luce prodotte da rinvii ottici caratteristici di altri spettrografi.
modalità d'usoPer analizzare quantitativamente gli spettri era necessario utilizzare un microfotometro, al fine di determinarne la trasparenza. Successivamente, mediante uno spettrosensitometro, si otteneva la curva di calibrazione della lastra fotografica utilizzata. Si tratta della relazione, variabile con la lunghezza d’onda, tra l’annerimento fotografico e l’intensità della luce che lo produce, imitando il più possibile le modalità con cui era stata raccolta la luce della stella (in particolare la durata della posa). Per mezzo delle curve di calibrazione si otteneva infine il diagramma intensità-lunghezza d’onda, che era il punto di partenza dell’analisi quantitativa dello spettro dell’oggetto celeste.
 
 
STATO DI CONSERVAZIONE
data2008
 
 
ACQUISIZIONE
tipo acquisizioneAcquisto
nomeanni 60
 
ANNOTAZIONI STORICHE
osservazioniLo spettrografo fu costruito nel 1957, su progetto del prof. Giotti e dell’ing. Turrini, dalle Officine Galileo di Firenze in due esemplari, per gli Osservatori di Asiago e di Merate.
Dopo la laurea in matematica presso l’Università di Pisa, nel 1926 Gino Giotto iniziò a lavorare come assistente presso la Specola di Merate, e proprio in quegli anni il giovane assistente poté assistere all’istallazione degli spettrografi Z1 e za href="http://www.beniculturali.inaf.it/sicap/opac.aspx?WEB=INAFS&TBL=PST&ID=12613">Z2 al telescopio Zeiss. Lasciata la specola milanese si trasferì all’Istituto Nazionale di Arcetri diventando, qualche tempo dopo, il direttore dei Servizi Ottici delle Officine Galileo. Qui, grazie alla sua precedente esperienza presso l’osservatorio meratese, progetto due grande spettrografi che vennero applicati al Telescopio Galileo di Asiago e al telescopio Zeiss di Merate.
 
 
BIBLIOGRAFIA
citazioneMiotto E., Tagliaferri G., Tucci P., La strumentazione nella storia dell'Osservatorio Astronomico di Brera, Milano 1989
citazioneTucci P., I cieli da Brera: astronomia da Tolomeo a Balla, Milano 2000
 
COMPILAZIONE
Autore della schedaMattavelli, Marcella