Da non confondersi con l’incisore che ritrasse
Carlo di Borbone nel primo tomo de
Le Antichità di Ercolano Esposte (1757), si affermò nella Stamperia Reale di Napoli come specialista degli ornati, delle testatine e dei finalini. Il suo bulino accompagnò le più importanti pubblicazioni scientifiche e archeologiche del Regno: nel 1785 incise la vignetta per il
Cornelii Nepotis Vitae e nel 1787 collaborò alla monumentale
Istoria de' Tremuoti di
Giovanni Vivenzio. Proseguì l'opera di illustrazione delle scoperte vesuviane, specializzandosi nella riproduzione di fregi, pitture parietali e piccoli oggetti. Infine realizzò i rami per i frontespizi e i cartigli dell’
Atlante del Regno di Napoli ridotto in VI fogli e della
Carta itineraria e militare del Regno di Napoli, collaborando a stretto contatto con Rizzi Zannoni, Alessandro D'Anna e Vincenzo Aloja.