Vincenzo Gemito

DataNapoli, 16 luglio 1852 - Napoli, 1 marzo 1929
Scultore, disegnatore e orafo italiano, fu considerato dai contemporanei un genio e un folle allo stesso tempo. Insofferente alla disciplina accademica, trovò i suoi maestri nei ragazzi dei vicoli del centro storico e nei capolavori ellenistici del Museo Archeologico di Napoli. La sua capacità di fondere il realismo crudo della strada con l'ideale classico lo portò a un successo internazionale travolgente (soprattutto a Parigi).
Nel 1887, all'apice della gloria, fu colto da una devastante crisi intellettuale e psichica. Si chiuse in un isolamento volontario nella sua casa di via Tarsia che durò ben diciotto anni, durante i quali si dedicò ossessivamente al disegno. Solo nel 1909 riprese la vita pubblica, tornando a esporre e a lavorare l'oro e il bronzo con una mano ancora più tormentata e vibrante. La sua eredità comprende capolavori assoluti come il Pescatorello, l'Acquaiolo, la statua di Carlo V (posta sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli) e la Zingara.
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