Padovano di nascita, fu tra i maggiori cartografi del XVIII secolo. Formatosi sui testi di Eulero e sotto l'influenza di
Giovanni Poleni, si distinse giovanissimo nelle corti del Nord Europa: nel 1753 realizzò una carta dell'intera Polonia e negli anni successivi lavorò in Svezia, Danimarca e Prussia. La sua fama era legata all'uso di strumentazione d'avanguardia, come i cannocchiali di Dollond e i quadranti di Ramsden, che gli permettevano rilievi astronomici di precisione assoluta. A Parigi diresse il
Dépôt des Cartes et Plans de la Marine e poi il
Bureau Topographique pour la Demarcation des Limites.
Tornato a Padova nel 1776, concepì il grandioso progetto di una carta generale d'Italia su basi astronomico-geodetiche. Inoltre con lo scienziato milanese
Paolo Frisi, uomo cosmopolita e illuminista noto per i suoi studi sulla luce e l'elettricità, si dedicò alla costruzione di una carta della Lombardia, ma gli astronomi di Brera ritennero la sua strumentazione inadeguata e il progetto sfumò rapidamente.
Completate le misure per la grande
Carta del padovano co' suoi fondamenti, in scala 1:20.000, nel 1781 fu chiamato a Napoli per dirigere l'Officio Topografico, trasformando Napoli nel principale centro cartografico d'Italia. Il suo capolavoro resta l'
Atlante Geografico del Regno di Napoli (completato nel 1812): 31 fogli (più il quadro d'unione) che per la prima volta mapparono il Mezzogiorno con metodo geodetico, superando definitivamente la cartografia basata sul "disegno" per approdare a quella basata sulla "misura".