L'evoluzione verso la registrazione automatica dei transiti stellari trae origine da una proposta del 1871 pubblicata sui
Monthly Notices dal capitano John Herschel (terzo figlio di
Sir John). Egli teorizzò un meccanismo capace di produrre un movimento sincrono tra l'immagine della stella e il filo del micrometro; tale sistema, integrato con una registrazione elettrica del tempo, mirava a eliminare l'equazione personale, ovvero l'errore sistematico introdotto dai tempi di reazione dell'osservatore. Nonostante l'approvazione di Sir
George Airy, astronomo reale a Greenwich, l'idea presentava inizialmente notevoli difficoltà di realizzazione meccanica.
Fu successivamente Johann Adolf (Hans) Repsold a perfezionare il concetto in una nota del 1888 sulle
Astronomische Nachrichten, proponendo l'impiego di un micrometro capace di inseguire l'astro durante il passaggio al meridiano. Nel 1910, Francesco Contarino, direttore
ad interim dell'Osservatorio di Capodimonte, sollecitò al Ministero l'acquisto di un
"micrometro auto-registratore" per il circolo meridiano di Repsold. La richiesta, sostenuta dagli astronomi Arminio Nobile, Guerrieri e Lazzarino, evidenziava come senza tale apparato, indispensabile per abbattere l'equazione di splendore e gli inconvenienti del metodo cronografico ordinario, non fosse possibile ottenere risultati attendibili in osservazioni di estrema precisione, quali la determinazione delle parallassi stellari.