formatosi nella capitale pontificia come incisore geografo, la sua attività pubblica ebbe inizio con collaborazioni di alto profilo, come quella per l'Atlante della geografia antica e moderna di Carlo Antonio Barbiellini (1807), per il quale incise diverse tavole che dimostravano già una notevole padronanza del bulino e una precisione scientifica non comune.
Trasferitosi a Napoli, entrò nell'Officio Topografico, dove divenne uno dei collaboratori più stretti e fidati di Rizzi Zannoni, lavorando all'imponente aggiornamento dell'Atlante del Regno. Colpito dall'epidemia di colera che flagellò Napoli in quegli anni, ottenne nel 1837 il permesso di ritirarsi a vita privata, spegnendosi tre anni dopo all'età di 83 anni.