Nato da una famiglia di umili origini, si formò presso il Convitto Nazionale de L'Aquila. Grazie a un sussidio del Consiglio Provinciale, proseguì gli studi all'Università di Napoli, dove conseguì la laurea in Matematica nel 1878 e quella in Ingegneria nel 1880.
La sua carriera presso la Specola di Capodimonte iniziò nel 1878 come calcolatore; promosso secondo assistente nel 1885 e primo assistente nel 1890, ottenne nel 1897 la qualifica di primo astronomo aggiunto. Sotto la guida di Annibale de Gasparis e di Emanuele Fergola, visse a Napoli il suo periodo scientificamente più fecondo, dedicandosi con successo a ricerche di meccanica celeste, meteorologia e magnetismo terrestre. Il 1° aprile 1898 si trasferì a Palermo per assumere la direzione dell'Osservatorio e la cattedra di Astronomia, dopo la rinuncia di
Michele Rajna.
Profondo conoscitore dei classici e fine umanista, egli è celebre per i suoi studi pionieristici sull'astronomia nella
Divina Commedia. La sua passione dantesca divenne l'impegno principale dell'ultima fase della sua vita quando, colpito da una grave menomazione visiva che lo rese quasi totalmente cieco, si dedicò a tempo pieno allo studio critico delle questioni astronomico-letterarie. I suoi lavori, volti a ricostruire con rigore scientifico la posizione degli astri descritta dal
Sommo Poeta, gli valsero una vasta risonanza sia in ambito scientifico che letterario, in Italia e all'estero.