Lo strumento è una calcolatrice elettromeccanica a tastiera estesa, racchiusa in un corpo metallico dal design funzionale. La struttura è caratterizzata da una tastiera a nove colonne, ciascuna composta da tasti in gomma dura numerati da 1 a 9, e da una riga inferiore di tasti bianchi dedicati all'impostazione dello zero; questa configurazione permette l'inserimento simultaneo di cifre complesse, tipico delle macchine da calcolo scientifico di alta precisione.
Sul lato destro della tastiera si distinguono tre tasti di colore rosso, preposti ai comandi operativi principali: l'azzeramento della tastiera, la funzione di ripetizione dell'operazione (fondamentale per le moltiplicazioni iterative) e la modalità "non ripetere", oltre ai selettori per l'addizione e la sottrazione.
L’elemento meccanico distintivo è il carrello mobile superiore, azionato da una leva frontale, che ospita due registri di lettura: quello del Risultato, situato nella parte inferiore del carrello, presenta sedici finestrelle per la visualizzazione delle somme e dei prodotti finali, mentre il registro del Quoziente/Moltiplicatore, posto nella parte superiore, è dotato di otto finestrelle per il controllo dei cicli operativi durante la moltiplicazione e la divisione.
La macchina integra un motore elettrico prodotto dalla General Electric, che automatizza il movimento degli ingranaggi interni, sebbene sia presente una manovella laterale per l'azionamento manuale e una manovella dedicata sul carrello per l'azzeramento rapido degli indicatori.
La presenza delle calcolatrici Monroe a Capodimonte è strettamente legata alla direzione di Azeglio Bemporad. La documentazione d'archivio attesta che nel 1929 il direttore fa acquistare una “Macchina calcolatrice elettrica Monroe” (inv. 800), seguita nel 1931 da un modello “LA 160 n° 166224” e nel 1932 da una nuova unità “L 1207 n. 180162 capac. 7x6x12”.
Questi strumenti furono impiegati per i laboriosi calcoli necessari all'elaborazione del Catalogo Astrofotografico di Catania, su cui Bemporad e i suoi collaboratori lavorarono misurando la posizione delle stelle di 504 lastre fotografiche con il macromicrometro di Cooke. L'uso intensivo portò a una rapida usura: nel 1942, la calcolatrice LA 160 fu inviata alla ditta Italcalcolo S.A. di Milano, la quale rilevò come la macchina “effettivamente è molto usata e richiede per essere rimessa in piena efficienza una totalitaria ricostruzione”.
Nonostante l'intervento, lo strumento rientrò in Osservatorio nel marzo dello stesso anno presentando ancora incertezze nel calcolo; la ditta annotò che “questa caratteristica di funzionamento della macchina è costante di tutte le macchine del tipo 'Monroe' che non hanno la catena dei riporti”.