Il telescopio Askania è caratterizzato da un sistema ottico estremamente versatile, basato su una configurazione Nasmyth. Tale architettura si compone di uno specchio primario. parabolico, con un diametro di 50 cm e una lunghezza focale di 8.5 m (f/17); uno specchio secondario, iperbolico, con diametro di 15 cm; un terzo specchio (Nasmyth) piano tagliato a 45° (6×8 cm) che devia il fascio luminoso lungo l'asse di declinazione del telescopio, permettendo l'alloggiamento degli strumenti di analisi (come i fotometri) in una posizione fissa e stabile.
L'apparato è inoltre dotato di un ulteriore specchio piano a 45° di dimensioni maggiori (12.5×9 cm), la cui inserzione permetteva di convertire il sistema in un Newtoniano classico. Questa dualità ottica garantiva agli astronomi la flessibilità di operare sia con strumenti pesanti al fuoco Nasmyth, sia con osservazioni dirette al fuoco Newtoniano.
L'acquisizione del telescopio Askania, avvenuta nel 1963 sotto la direzione di Tito Nicolini, rappresenta il tentativo dell'Osservatorio di Capodimonte di aprirsi alla moderna ricerca astrofisica d'alta quota. Nicolini, consapevole che "le troppe luci, i fumi e le turbolenze atmosferiche" di Napoli rendevano la città inadatta alle osservazioni, progettò di installare lo strumento ad Agerola, sui monti Lattari. Tuttavia, a causa del fallimento del progetto della cupola, il telescopio rimase inutilizzato nelle sue casse per oltre un decennio.
Una svolta avvenne nel 1975 per iniziativa di Mario Rigutti, allora direttore sia di Capodimonte che dell’Osservatorio di Collurania a Teramo. Rigutti decise di trasferire l'Askania proprio a Teramo per renderlo finalmente operativo.
La storia dello strumento prosegue sul finire degli anni '80, quando il telescopio fece ritorno a Napoli. L'intento di questa nuova fase era la sua installazione presso la stazione osservativa di Castelgrande (Potenza), accanto al telescopio TT1, con una nuova vocazione dedicata principalmente all'uso didattico e alla formazione delle nuove generazioni di astronomi.