Rodella, Giovan Battista

DataPadova, 1778-1834
Giovan Battista Rodella nacque a Venezia nel 1749.
Fin dai da subito Rodella dimostrò una grande capacità e interesse nei lavori di meccanica. All’età di 12 anni, circa, ebbe la fortuna di lavorare presso la villa di Cristoforo Pavelli, a Castel Franco, il quale si dilettava “di meccanica, orologeria e altre opere d’ingegno”. Grazie alla sua spiccata attitudine meccanica e soprattutto alla straordinaria capacità di osservazione e preservanza Rodella divenne uno dei più abili ed eclettici artefici italiani operanti tra il XVIII e il XIX secolo. Sempre presso la città di Castel Franco Rodella si dedicò alla realizzazione di orologi, ma non solo, infatti costruì strumenti chirurgici, bilance, ruote, macchine idrauliche, ordigni per edifici e moltissimi altri strumenti.
La fama sua fama di meccanico d’eccezione si diffuse nella regione e negli ambienti scientifici e l’incontro, del tutto casuale, con l’abate Giuseppe Toaldo, professore di astronomia, geografia e meteorologia presso l’Università di Padova, determinò una svolta importante nella vita di Rodella. Infatti, il professore propose al giovane Rodella di ricoprire il ruolo di custode e meccanico dell’ormai terminata Specola padovana. Un locale della Torre, a nove metri di altezza chiamato Camera della polvere, venne trasformato da Rodella in officina meccanica imprimendole con il tempo un0importanza primaria in Italia e all’estero. Tra i suoi primi interventi nel nuovo Osservatorio vi fu il riadattamento dei due quadranti del celebre matematico Zedrini, e della pendola a colonna di Gasparo Astori. In collaborazione con l’astronomo aggiunto Chiminello Rodella fu incaricato di valutare il grande quadrante murale di Ramsden. Allo strumento applicò un nonio per ottimizzare la lettura delle frazioni della scala graduata. Tra gli altri interventi Rodella si occupò del completamento dello strumento dei passaggi iniziato da Antonio Fabris di Bovolenta e la realizzazione, intorno al 1785 della prima macchina parallattica dell’Osservatorio, che nel 1822 fu sostituita con uno strumento migliore.
Nel 1794, su invito di Alvise Pisani, cavaliere e procuratore di San Marco, e con il consenso di Toaldo, Rodella si recò in Inghilterra dove poté vedere e conoscere i più importanti centri scientifici inglesi. Incontrò Ramsden che gli “aprì tutti gli arcani della sua professione senza difficoltà, facendosi conoscere veramente quel bravo galantuomo che è”. Si recò a Birmingham per vedere la pompa a fuoco del sigg. Bolton e Watts, la getteria del sig Wilkinson. Si recò poi a Windsonr per vedere il e discutere con Herschel che mostrò i suoi strumenti. Ovunque passò guardò “.
Il viaggio in Inghilterra fu di certo il periodo più felice per Rodella, poiché una volta tornato in patria trovò un’ambiente cittadino fortemente sconvolto. Paralizzata ogni manifestazione di attività il povero Rodella è fra i primi a sentire le conseguenze per la sospensione dei lavori di tipo tecnico e meccanico, e il suo stato d’animo si rivela in una copiosa corrispondenza con l’abate e professore Daniele Francesconi. Rodella si rivolge a Francesconi come ad un amico e protettore, per le ricerche inerenti alla professione, per consigli e per aiuti di cui tanto più sentiva il bisogno dopo la morte del professor Toaldo avvenuta nel novembre del 1797.
Rodella si dedica alla fabbricazione di bottoni costruendo una macchina in grado di coniare diecimila bottoni in dodici ore. Oltre all’industria dei bottoni e vari lavori di indole utilitaria Rodella si dedica alla realizzazione di compassi, pantografi, orologi da sala e da tasca, strumenti scientifici quali microscopi, telescopi, cannocchiali acromatici, livelli, diottrie, tavolette pretoriane, pendoli di precisione ecc.
Geloso delle sue mansioni, Rodella non permetteva ad estranei di né avvicinarsi né di lavorare nel recinto della Specola. Quando si tratta di coprire con il rame una cupola contigua a una già da lui realizzata 15 anni prima, venne l’ordine da Milano che il lavoro fosse messo all’asta. Col prezzo ribassato Rodella si impegnò d’eseguire il lavoro “onde altri non venghino a far lavori alla Specola, mentre da 32 anniche ho l’onore di servirla in qualità di custode e macchinista, altri artisti non sono entrati”.
Tuttavia, la vecchiaia toglie fervore all’instancabile meccanico della Specola padovana, che vede trascorre gli ultimi anni della sua vita nella miseria e nell’indigenza.
Rodella morì a Padova il 19 febbraio 1834 all’età di 85 anni.
Dettagli
Bibliografia
G. B. Zaccaria, l'officina meccanica della Specola di Padova, Padova, Stab. Tipografico Panada, 1932
L. Pippa - V. Rettani, Giovan Battista Rodella, custode della Specola di Padova e macchinista dell'accademia patavina in La voce di Hora : pubblicazione dell'Associazione italiana cultori di orologeria antica., Milano 1995 pp.21 - 40