L'architettura dell'obiettivo è basata su una configurazione ottica simmetrica (derivata dallo schema Doppio Gauss), calcolata per rendere l'aberrazione sferica e l'astigmatismo trascurabili, garantendo così una definizione dell'immagine cristallina anche ai bordi del campo. Si distingue per l'impiego di vetri ottici speciali ad alta rifrazione e bassa dispersione, che rappresentavano un autentico concentrato delle soluzioni tecnologiche più avanzate dell'epoca.
All'interno del barilotto metallico è inserito un diaframma a iride con un'escursione di apertura che spazia da f/2.5 a f/32, permettendo un controllo preciso della luminosità e della profondità di campo.
Quest'obiettivo fu progettato originariamente da Paul Rudolph nel 1896, basandosi sullo schema di Gauss (costituito da due lenti a menisco, una convergente e l'altra divergente), ma fu la Kodak a portarlo alla massima evoluzione tecnologica durante il secondo conflitto mondiale grazie all'uso dei vetri alle terre rare.
Questo esemplare fu probabilmente ceduto all'Osservatorio di Capodimonte dal Comando Americano per il controllo aereo di stanza a Napoli nel dopoguerra. Obiettivi di questo tipo furono scelti dalla NASA per equipaggiare la sonda spaziale Mariner IV, permettendo nel 1965 di scattare le prime storiche fotografie della superficie di Marte.