Nato a Picinisco da Francesco e Marta Zuccari (sorella dell'astronomo Federigo Zuccari), si formò presso il Seminario di Sora. Dal 1815 frequentò l'Osservatorio di San Gaudioso, dove nel 1816 vinse il posto di alunno, posizione a cui concorse insieme a Tommaso Tenore, Giacomo Acampora e Giuseppe Minervini. Conquistò rapidamente la fiducia di Piazzi e nel 1819 fu nominato astronomo in seconda. Si distinse per le osservazioni di comete (1824-1825) "
per le quali aveva meritato di essere chiamato dal Zach l'Encke dell'Italia: elogio di cui non si potrebbe da un astronomo osservatore desiderarne maggiore". Nel 1826 l'Accademia delle Scienze di Berlino lo scelse per la redazione della carta celeste di
Bessel, affidandogli
"l'ora XVIII, dove è la massima parte della via lattea pertinente a quella zona incarico che l'istituzione non avrebbe osato "
offrire quel carico ad un astronomo per l'eccellenza delle osservazioni men rinomato".
Fu Direttore della Specola di Capodimonte in due fasi: dal 1833 al 1850 e dal 1860 al 1864. Durante la sua gestione promosse l'ammodernamento tecnologico della Specola, compiendo tra il 1836 e il 1839 un viaggio di studio a Parigi, Bruxelles e Londra per acquistare nuovi strumenti. Al suo rientro diede impulso alla ricerca assumendo giovani talenti come Michele Rinonapoli, Annibale De Gasparis e Christian Peters, formando un gruppo di lavoro che avrebbe segnato la scienza partenopea. Partecipò attivamente alla vita civile come membro della Commissione per il sistema metrico decimale (1840) e del VII Congresso degli Scienziati (1845).
Sebbene alla morte di Gabriele Fergola, nel 1845, professore di astronomia all'Università, il presidente della Commissione di Istruzione pubblica,
Giuseppe Maria Mazzetti, avesse sostenuto la candidatura del
Direttore e Maestro, la cattedra fu assegnata all'aggiunto, l'abate Benvenuto Perrone. Con la scoperta di Igea Borbonica nel 1849 da parte di De Gasparis, sperò di poter ottenere la cattedra universitaria. Solo nel 1861 ottenne la nomina a professore onorario dell'Università di Napoli.
Protagonista dei moti liberali del 1848 e deputato per il distretto di Sora, la sua opposizione allo stato assoluto dei Borbone, culminata nel rifiuto di firmare la petizione per l'abolizione della Costituzione, gli costò la destituzione dalla carica di direttore nel 1850 e l'allontanamento dalla Specola. Fu reintegrato solo con l'Unità d'Italia, venendo nominato Senatore del Regno (1861) e ricevendo le onorificenze prima di Cavaliere e poi, nel 1863, di Cavaliere Ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Raffinato umanista, pubblicò opere di rilievo quali
Il Primo Viceré di Napoli, le
Illustrazioni cosmografiche della Divina Commedia e il pionieristico racconto di fantascienza
Relazione del primo viaggio alla Luna fatto da una donna l'anno di grazia 2057. Tradusse dal francese le Lezioni di Astronomia di Arago e collaborò a molte riviste periodiche sia di taglio specialistico che enciclopedico, come
Correspondance Astronomique del barone von Zach,
Astronomische Nachrichten,
Journal de la Société générale des naufrages,
Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Napoli,
Giornale delle Due Sicilie,
Giornale enciclopedico di Napoli,
Annali Civili del Regno delle Due Sicilie e
Lo Spettatore Campano. Ebbe anche un'intensa collaborazione con la rivista
Il Progresso, punto di riferimento degli intellettuali liberali napoletani non in linea con la monarchia assoluta di
Ferdinando II.
Sposò Maria Almerinta Giacinta Farina (1799-?), figlia di Giacomo (1749-1832) procuratore generale della corte di giustizia, fu "
donna di alto ingegno e coltura poetica raffinata" e tra le promotrici della Società per gli Asili infantili della città di Napoli nel 1841. Almerinta collaborò con il giornale di ispirazione mazziniana
Eva redenta, pubblicato a Torino dal 1855, e fu in corrispondenza con la poetessa
Giannina Milli e scrisse versi. Definita brava parlatrice e governante, teneva a "
vico dei Tedeschi a Toledo" lezioni di inglese e francese. Ebbero 7 figli: Stenore Filippo (1823-1886), Federico Oscarre (1825-1904), Teugro Beniamino (1827-1878), Dermino Carlo (1830-1914), Euriso Giacinto (1832-1910), Ulrico Gaetano (1835-1852) e Fiorina, Almerinta Giacinta detta Romilda, Dalmivena, Nidia, Carolina (1839-?). Molti dei figli seguirono le orme patriottiche e intellettuali del padre.